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giovedì 21 aprile 2011

Lo Zen e gli anarchici

Con queste poche righe vogliamo esprimere la nostra solidarietà agli studenti, ai docenti e ai lavoratori dell'Istituto Comprensivo "Giovanni Falcone" di Palermo per gli attacchi vandalici subìti dalla loro scuola. Sappiamo bene che non si tratta del primo caso: più volte questa scuola è stata fatta oggetto di gravi danneggiamenti e vandalismi. Anche noi riteniamo che episodi di questo tipo siano riconducibili a una miscela perversa fatta di degrado sociale e disprezzo per il bene comune, elementi su cui alligna la cultura mafiosa.


Lo Zen è uno dei quartieri più disagiati della periferia di questa città, scientificamente realizzato con la deportazione dal centro storico dei palermitani più poveri che furono poi letteralmente abbandonati a loro stessi. Un quartiere privo di servizi sociali, senza infrastrutture, lasciato in balìa del crimine e del malaffare, preso in considerazione dalla classe dirigente di questa città solo in vista delle scadenze elettorali per alimentare le solite dinamiche clientelari di cui si giovano i politici e i mafiosi.
In questo scenario di desertificazione sociale, la Scuola "Falcone" è un'oasi di cultura e di socializzazione libera dal potere mafioso. E per questo dà fastidio.


L'ultimo attacco subìto dalla scuola ha un chiaro sapore provocatorio. Al repertorio tipico dell'intimidazione mafiosa (bare e croci vergate con lo spray) si è aggiunta pure una improbabile A cerchiata. Fortunatamente, la stampa locale ha correttamente ridimensionato la circostanza, comprendendo che gli anarchici in questa storia non c'entrano nulla. Allo stesso tempo, uno degli animatori di Zone Energie Nuove - Gaetano Guarino - ha correttamente dichiarato che «gli anarchici non disegnano croci e bare» (la Repubblica ed. Palermo, 21/04/2011, pag. VII).


Purtroppo, c'è stato chi - come un tale Walter Giannò (al quale inviamo copia della presente) - non si è lasciato sfuggire l'occasione di incolpare gli anarchici, con un articolo dal titolo a effetto: "Gli anarchici allo Zen e la morte dello Stato" (http://www.impresapalermo.it/2011/04/gli-anarchici-allo-zen-e-la-morte-dello-stato/).
Eppure, Giannò sembra avere un minimo di dimestichezza con la storia del pensiero e del movimento libertario. Tant'è che, assai correttamente, scrive che «l’Anarchia, tra l’altro, non può essere propria della mafia. Perché ha una concezione politica basata sull’idea di un ordine fondato sull’autonomia e la libertà degli individui e va contro ogni forma di Stato e potere costituito. Ed anche Cosa Nostra, ovviamente, è un potere che è suddiviso gerarchicamente, dove non esiste la libertà degli individui ma domina la volontà di chi sta ai vertici dell’organizzazione. L’anarchia e la mafia, insomma, esistono su due ambiti contrapposti».
Tutto giusto. A questo punto non comprendiamo davvero il titolo scelto da Giannò e le conclusioni cui perviene: quei quattro simboli (la A cerchiata, la bara, la croce e uno scarabocchio) rappresenterebbero un messaggio «contro l’incapacità dello Stato di rispondere alle esigenze e ai bisogni degli individui». Perché mai, allora, sarebbero stati gli anarchici ad attaccare la Scuola "Falcone"?


Probabilmente, l'equivoco sta - da una parte - nell'abuso dei termini e dei simboli legati al nostro Movimento, e - dall'altra - nella convinzione (a noi estranea) che la Mafia vinca lì dove perde lo Stato. Se a questo aggiungiamo un pizzico di sensazionalismo a buon mercato, il quadro è più nitido.
Potremmo dilungarci parecchio sulla nostra analisi del fenomeno mafioso e della sua genetica complementarità alle istituzioni statuali. Se lo Zen versa in queste condizioni, infatti, è perché lo Stato vuole così. Il degrado, la miseria, la violenza, le ingiustizie sociali sono tutti naturali prodotti del potere, dell'interesse economico, della società gerarchica in cui viviamo. L'abbrutimento è funzionale al dominio, così come l'ignoranza e la povertà.
Ma per essere anarchici non basta essere contro lo Stato, o desiderarne l'estinzione.

Per essere anarchici ci vuole, innanzitutto, un approccio solidale nei confronti di tutti gli uomini e dell'ambiente che ci circonda, un rispetto profondo per la libertà altrui, un insopprimibile desiderio di uguaglianza e di reciprocità. Tutte cose che sono estranee alle logiche del potere, e quindi tanto dello Stato quanto della Mafia.
Potremmo, infine, soffermarci sul contributo libertario alla pedagogia e sull'attiva presenza di docenti e studenti anarchici nelle scuole e nelle università italiane: tanto basterebbe a fugare qualunque dubbio sulla responsabilità dei vandalismi alla "Falcone".
Invece, ci fermiamo qui, fiduciosi nell'intelligenza di quanti sanno distinguere tra anarchici, mafiosi, e personaggi in cerca d'autore.


Coordinamento Anarchico Palermitano


coordanarchicopa@libero.it

http://coordanarchicopa.blogspot.com


22/04/2011


mercoledì 23 marzo 2011

SOLO DOLORE

I compagni s’erano pure loro fatti indietro, tranne uno, che era rimasto a terra. Massimo decise che quello avrebbe pagato per tutti e fece scattare la sua lama, il braccio lungo sulla gamba. Il compagno stava cercando di tirarsi in piedi, i suoi l’avevano lasciato, quando in due balzi Massimo l’aveva raggiunto affondando il coltello nel gluteo pieno. «Così non ti dimentichi» gli aveva sussurrato, quasi a scusarsi, prima di andare.

Tratto da: D. Di Tullio, Nessun Dolore - una storia di CasaPound, Rizzoli, 2010, pag. 73.

Poche righe, ma molto chiare. Il Massimo che accoltella un antifascista in terra dopo uno scontro notturno è un militante neofascista. Grande coraggio e senso dell’onore.

Eppure, il romanzo che racconterebbe nascita e sviluppo di CasaPound è scritto bene (nulla di memorabile, ma quanto basta per filare via liscio), e si può considerare un’astuta operazione di propaganda.
Un po’ come tutto il progetto di CasaPound, d’altronde: vecchi arnesi del neofascismo italiano che affondano a piene mani nel linguaggio, nei temi e perfino nella simbologia della sinistra antagonista da mischiare con i classici cavalli di battaglia della destra radicale: senso di appartenenza, onore, fedeltà, nazionalismo, razzismo, sessismo, violenza. Niente di nuovo, in verità: il motto di Terza Posizione recitava proprio “né destra né sinistra”, un po’ come quando Blocco Studentesco blatera nei cortei “né rossi né neri ma liberi pensieri”.

La confusione è quello che serve ai fascisti di CasaPound per pescare nel torbido. E per rivelarsi quello che sono: opportunisti che rivendicano una natura rivoluzionaria, ma che puntualmente ricorrono alla protezione dei politici e delle forze dell’ordine per portare avanti le loro infamità. E poi c’è il vizietto, sempre duro a morire, di usare le parole a sproposito:

Dalla Santa Teppa, il nucleo originale di fasci eretici e anarchici insofferenti, è nato il gruppo degli Zetazeroalfa, e quindi tutto quello che è venuto dopo, compresi CasaPound e, ora, il giovane Blocco Studentesco.

Tutto il libro di Domenico Di Tullio è un continuo strizzare l’occhio all’antagonismo, alla presunta natura proletaria del fascismo anche quando i loro militanti provengono dall’agiata borghesia romana. E poi muscoli e botte, palestra e sudore, cameratismo e aggressioni, obbedienza e culto del capo. E se uno di loro sbaglia ad attaccare un manifesto, saranno di certo flessioni su flessioni di punizione.

Nessun dolore è una grossa bugia. Un libro di propaganda travestito da operazione culturale o di costume. Un testo in cui antifascisti, immigrati, donne, omosessuali sono più volte insultati con battute a effetto impregnate di qualunquismo. Un lettore poco informato sulla realtà delle cose, sugli atti criminali perpetrati da CasaPound, rischia di rimanere affascinato.

Noi, che i libri li leggiamo, non possiamo che disprezzare ancora di più il fascismo dopo la lettura di questo testo. C’è solo dolore in queste pagine: il dolore di chi mortifica l’umanità.

COORDINAMENTO ANARCHICO PALERMITANO


sabato 12 febbraio 2011

DISERTARE IL PATRIARCATO, RIVOLTARSI CONTRO IL POTERE

In questa giornata di mobilitazione il nostro primo pensiero lo rivolgiamo a Jennifer Eguavoen, una giovane donna sgozzata in casa e morta per strada, in via Calderai, nel cuore antico di questa città feroce.
Jennifer era nigeriana, non aveva i documenti, era marchiata dallo Stato come “clandestina”, e non si sa neppure con esattezza quanti anni avesse.
La storia di Jennifer è simile a quella delle tante, troppe donne offese e uccise dalla violenza del patriarcato. A tutte loro dedichiamo il nostro affetto e il nostro impegno militante.

Questo paese vive uno dei periodi più bui della sua storia recente. L’inadeguatezza della classe dirigente ha svelato le sue cause profonde e grottesche in uno scenario di incredibile squallore. Le stanze dei bottoni sono i privé, e viceversa. Lo spettacolo della politica e la politica dello spettacolo sono una cosa sola, ed è sotto gli occhi di tutti.

Il corpo delle donne è in vendita. Si tratta di una mercificazione funzionale al raggiungimento del successo, del potere, della notorietà. Il favore sessuale, la compravendita dei corpi, l’arrendevolezza ai capricci dei potenti sono tutti elementi strutturali di un sistema impregnato di maschilismo, e giustificato proprio da quelle donne che il potere cercano e del potere vivono.
Non è, quindi, solo un problema di banalizzazione della sessualità e dei rapporti umani. E non è nemmeno la classica prostituzione. Quella che viene svelata, ogni giorno che passa, è la disumanità del potere in quanto tale. Una visione dell’esistente che accomuna tutti, donne e uomini, nella volontà di sopraffare gli altri, svuotandoli della dignità, riducendoli a oggetti di dominio.

Oggi a sentirsi insultate non sono solo le donne. Ogni giorno tutti noi ci sentiamo insultati.
Ci sentiamo offesi dalla brutalità di questo sistema basato sullo sfruttamento di ogni essere, sul precariato, sulla mancanza di diritti, sulla disuguaglianza economica, sul razzismo, sulla discriminazione, sul moralismo, sull’oppressione clericale, sulla violenza del patriarcato, sulla mercificazione dei corpi e dei sentimenti, sulla mistificazione dei valori, sulla alienazione dei rapporti sociali.
Ben vengano, dunque, gli scandali che scoperchiano la verità. Ma non bisogna perdere di vista gli assetti generali e profondi di questa società che, così com’è ridotta, non può più andare avanti.
Non è più tempo di difendere soltanto la dignità. È tempo di rivoltarci contro il potere, tutti quanti insieme, per riappropriarci della libertà.

Coordinamento Anarchico Palermitano

13/02/2011

lunedì 24 maggio 2010

PALERMO, I LUOGHI DELL'INSURREZIONE


Nel 150° anniversario dell'entrata dei Mille a Palermo, cammineremo per le strade della città alla scoperta dei luoghi in cui, sin dal 1848 e fino al 1890, i palermitani alzarono le barricate per rivendicare diritti e libertà.

Giovedì 27 maggio ore 17
Ponte dell'Ammiraglio


Incontro e passeggiata storica con Natale Musarra, autore del libro «Marsala e l'unità d'Italia» edito dal Centro Internazionale Studi Risorgimentali Garibaldini.

Alla fine del percorso, dibattito e aperitivo presso il Circolo Libertario di Via Lungarini 23

L'iniziativa è promossa dal Coordinamento Anarchico Palermitano e dall'Archivio Storico degli Anarchici Siciliani.

Di seguito, la "tabella di marcia" della passeggiata storica.

Ore 17 Ponte dell'Ammiraglio
Ore 17,30 - Porta Termini (Incrocio C.so dei Mille/Via Lincoln)
Ore 17,50 - Piazza Rivoluzione
Ore 18,15 - Convento della Gancia e Buca della Salvezza
Ore 18,45 - Piazza Bologni
Ore 19,00 - Piazza Pretoria e Quattro Canti di Città
Ore 19,20 - Piazza Marina
Ore 19,30 - Via Lungarini