martedì 1 giugno 2010

Incontro con "A - rivista anarchica"


Sabato 5 giugno, a Palermo, alle ore 17.00, presso il Circolo libertario (via Lungarini 23, in Centro storico, nelle adiacenze di piazza Marina) incontro della redazione della rivista anarchica "A" con i lettori e gli interessati. A seguire cena sociale.
Per ulteriori informazioni: Editrice A, tel. 02 28 96 627, e-mail: arivista@tin.it

lunedì 24 maggio 2010

PALERMO, I LUOGHI DELL'INSURREZIONE


Nel 150° anniversario dell'entrata dei Mille a Palermo, cammineremo per le strade della città alla scoperta dei luoghi in cui, sin dal 1848 e fino al 1890, i palermitani alzarono le barricate per rivendicare diritti e libertà.

Giovedì 27 maggio ore 17
Ponte dell'Ammiraglio


Incontro e passeggiata storica con Natale Musarra, autore del libro «Marsala e l'unità d'Italia» edito dal Centro Internazionale Studi Risorgimentali Garibaldini.

Alla fine del percorso, dibattito e aperitivo presso il Circolo Libertario di Via Lungarini 23

L'iniziativa è promossa dal Coordinamento Anarchico Palermitano e dall'Archivio Storico degli Anarchici Siciliani.

Di seguito, la "tabella di marcia" della passeggiata storica.

Ore 17 Ponte dell'Ammiraglio
Ore 17,30 - Porta Termini (Incrocio C.so dei Mille/Via Lincoln)
Ore 17,50 - Piazza Rivoluzione
Ore 18,15 - Convento della Gancia e Buca della Salvezza
Ore 18,45 - Piazza Bologni
Ore 19,00 - Piazza Pretoria e Quattro Canti di Città
Ore 19,20 - Piazza Marina
Ore 19,30 - Via Lungarini

domenica 9 maggio 2010

CONTRO LA MAFIA, LO STATO, IL CAPITALE: AZIONE DIRETTA!


La mattina del 9 maggio 1978 l’Italia si sveglia con il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro e con quello che i giornali descrissero subito come il “suicidio terroristico” di Peppino Impastato a Cinisi sui binari della ferrovia Palermo-Trapani.

Con una strana coincidenza, si volle subito criminalizzare la morte di Impastato descrivendola come l’involontario suicidio di un “terrorista rosso” che fatalmente – proprio quel giorno – decideva di abbandonare la sua prassi di lotta al sistema per commettere un attentato dinamitardo.

L’evoluzione delle indagini e la successiva sentenza finale, emessa significativamente dopo 20 anni, hanno poi confermato quello che è stato sempre sostenuto da chi lo conosceva e dai suoi compagni di lotta: Impastato è stato ucciso dalla mafia.

Le modalità con cui l’assassinio di Impastato venne abilmente camuffato, la coincidenza temporale con il ritrovamento del corpo di Moro e le coperture istituzionali che a tutti i livelli hanno ostacolato la ricerca della verità su entrambi gli episodi, sono tutti attrezzi del mestiere che lo stato ha sempre utilizzato per portare a compimento le sue strategie di dominio. Nella prassi del potere politico, la mafia ha sempre avuto un ruolo assolutamente organico alle istituzioni: una compenetrazione grazie alla quale la Sicilia è ancora oggi terra di conquista del potere, ostaggio del ricatto capitalista e del terrorismo mafioso.

La lotta alla mafia espressa da Impastato era la lotta di un militante comunista ed era concretamente proiettata al cambiamento sociale. Niente a che vedere con il ritualismo legalitario con cui oggi si tende a riscrivere la storia della Sicilia e di chi ha lottato contro la mafia autonomamente. La legalità in quanto tale è un simulacro vuoto su cui non si può e non si deve appiattire l’azione antimafia perché la legge dello stato è sempre frutto dei rapporti di forza tra le classi e, dunque, esprime gli interessi di chi detiene il potere politico ed economico. Ecco perché mafia e stato sono facce di una stessa medaglia, e tutti quelli che sono stati ammazzati dalla mafia sono sempre stati ammazzati prima dalla politica e dall’isolamento in cui le istituzioni li hanno strumentalmente lasciati.

Oggi siamo qui non solo per rinnovare il nostro omaggio a Peppino Impastato, ma per rilanciare la mobilitazione contro l’assedio della mafia e dello stato; contro la deriva autoritaria e fascista del paese che, in nome della legalità, partorisce provvedimenti repressivi e liberticidi come il pacchetto-sicurezza; per riaffermare che solo attraverso l’azione diretta e la lotta di classe libertaria sarà possibile respingere l’offensiva di tutti i poteri e far rinascere quella coscienza collettiva ispirata alla solidarietà, alla libertà, all’uguaglianza.

COORDINAMENTO ANARCHICO PALERMITANO

sabato 1 maggio 2010

PRIMO MAGGIO: NÉ PATRIE NÉ PADRONI

Oggi non siamo qui per celebrare una festa istituzionalizzata e santificata ma per ribadire, riallacciando il filo rosso della memoria, il nostro impegno per una società senza dominio e sfruttamento.
In questa dittatura italiana, non più tanto mascherata, non c’è più spazio per le ragioni di chi ha sempre meno potere sulla propria esistenza, per le ragioni dei lavoratori licenziati, per i disoccupati, per i senzatetto, per i sottoccupati, per le centinaia di migliaia di lavoratori precarizzati, per gli immigrati. La progressiva erosione dei diritti dei lavoratori, conquistati a fatica nel corso di decenni di lotte, si riflettono nella galoppante distruzione di tutti i servizi pubblici, della sanità, della scuola, dei trasporti. Una angosciante incertezza del futuro accomuna chi lavora e chi dovrebbe entrare nel mondo del lavoro. E al fondo della piramide sociale vengono relegati gli immigrati, i nuovi schiavi della nuova economia, attaccati ferocemente da un governo autoritario e razzista che legifera istituendo norme da vero e proprio apartheid.
L’attacco spietato alle condizioni di vita e di lavoro del mondo salariato e sottosfruttato, con la scusa della crisi (scatenata dai potentati economici industriali e finanziari) sta costringendo milioni di lavoratori sulle difensive, di pari passo con una legislazione che procede come un rullo compressore a cancellare le più importanti conquiste strappate col sangue negli anni ’60 e ’70. Precarizzazione diffusa e lavoro nero legalizzato, leggi sulla sicurezza aggirate, tentativo di annullare l’articolo 18 della legge 300 (statuto dei lavoratori), danno la misura del forte attacco padronale.
Licenziamenti, delocalizzazioni, cassa integrazione, procedure di mobilità sono strumenti a cui si attinge a piene mani creando sacche di disagio sociale che, alimentando il precariato e la disoccupazione, impoveriscono il popolo per poi ricattarlo: questa è la strategia che stato e padroni portano avanti da anni.
Contestualmente alle varie forme di repressione economica, avanza sempre di più in Italia un clima politico contraddistinto da misure da stato di polizia e da persecuzioni razziali che sfumano la differenza tra fascismo movimento e fascistizzazione dello stato. Un crescente autoritarismo che si manifesta quotidianamente nel progressivo restringimento degli spazi politici del dissenso e dell’opposizione extraistituzionale, delle libertà civili e individuali, a partire dalla stessa libertà di espressione e di informazione. Dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza, la gestione dell’ordine pubblico, affidata anche a sindaci e prefetti, è stata inasprita verso una generale criminalizzazione del dissenso e dell’opposizione sociale. In tutto il territorio italiano sono stati sgomberati o sono sotto sgombero la stragrande maggioranza degli spazi sociali liberati, così come aumentano progressivamente gli arresti e le denunce nei confronti di tutti coloro che si battono contro la macelleria sociale generata da stato e capitale. Repressione nei confronti dei militanti politici, azioni persecutorie discriminatorie nei confronti degli immigrati, dei poveri, delle minoranze – sui quali il governo scarica strumentalmente la responsabilità della grave crisi economica che attanaglia il paese, ma che in realtà è il prodotto dell’intrinseca natura predatoria e assassina del capitalismo. E’ politica di tutti i giorni l’esercizio sempre più sfacciato e diffuso della violenza di stato, della brutalità poliziesca, nelle piazze, nelle carceri, nei reparti psichiatrici e nei centri di identificazione degli immigrati; violenza che sfocia in veri omicidi di stato. La guerra tra poveri alimentata dal potere va contrastata con la promozione delle lotte di tutti i lavoratori, italiani e stranieri senza distinzioni, valorizzando l’autorganizzazione e l’autogestione delle lotte, la conflittualità permanente, l’azione diretta popolare, come metodo irrinunciabile per ottenere cambiamenti reali e duraturi.
Ribadendo che la lotta contro ogni sfruttamento e contro ogni oppressione debbano dispiegarsi dal basso, nell’azione autorganizzata ed autogestita contro lo stato ed il capitalismo e nell’esercizio della solidarietà internazionale, noi rinnoviamo l’impegno incessante e senza compromessi nella difesa della libertà e dell’uguaglianza, per la costruzione di una società libera e solidale, nella consapevolezza che non ci sono e non ci possono essere spazi di mediazione tra coerenza e consenso, tra radicalità e rappresentanza, tra libertà e potere.
Si sottolinea, ancora una volta, l’illusorietà dello spazio pre-politico della mediazione del conflitto sociale, col quale legare le tensioni sociali agli equilibri mutevoli e ballerini dei giochi infraistituzionali, smorzando la radicalità di quella che un tempo si chiamava la Questione Sociale.
Il 1° maggio è giorno di lotta internazionale contro i padroni e lo stato.

COORDINAMENTO ANARCHICO PALERMITANO

lunedì 26 aprile 2010

25 aprile - Ora e sempre resistenza!


Tratto da: Umanità Nova
http://www.umanitanova.org/node/18702

Due giorni di intenso impegno antifascista per i compagni anarchici siciliani. Sabato 24 aprile il Coordinamento Anarchico Palermitano ha partecipato a un presidio in centro storico organizzato nell'ambito delle iniziative di Antifascisti/e Palermo per ricordare la Resistenza di ieri e rilanciare le lotte del presente contro ogni fascismo e ogni discriminazione.
Domenica 25 aprile, anniversario della Liberazione, si è svolta a Palermo la consueta cerimonia ufficiale al Giardino Inglese alla presenza delle associazioni partigiane, dei cittadini e delle autorità civili e militari. Tra queste, il presidente del Senato Renato Schifani che ha così preferito rinunciare a una discutibile e criticatissima celebrazione alternativa che si sarebbe dovuta tenere al monumento ai caduti. Quando la tromba ha finito di intonare il silenzio, militanti del Coordinamento Anarchico Palermitano - che avevano scelto di sostare fuori dai giardini - hanno intonato "Bella Ciao" in un crescendo che ha coinvolto con sempre più forza e convinzione i rappresentanti dell'ANPI e i cittadini che si trovavano alla cerimonia. E poi ancora "Dai monti di Sarzana" e il grido "Ora e sempre Resistenza!". Notevole l'imbarazzo dei rappresentanti delle istituzioni di fronte a questa spontanea espressione di libertà che ha letteralmente frantumato l'ingessato protocollo che fa di quella commemorazione una grigia e autoritaria cerimonia militare.
Sempre il 25 aprile si è svolta a Trapani una splendida giornata di mobilitazione. Il locale Coordinamento per la Pace ha organizzato e promosso insieme ai Giovani Comunisti una festa popolare all'insegna dei valori della Resistenza e dell'antifascismo. Il giardinetto della Casina delle Palme, nel centro storico trapanese, si è trasformato in una piazza di libertà affollata da centinaia di persone fino a tarda sera grazie alla presenza di numerose associazioni che hanno risposto con i loro banchetti e i loro materiali all'appello dei compagni trapanesi. Notevolissima la presenza anarchica: tre striscioni, tante bandiere nere e rosso-nere e due banchetti di stampa libertaria hanno suscitato l'attenzione del pubblico, soprattutto dei più giovani. Musica dal vivo per tutta la serata e interventi al microfono dei rappresentanti delle associazioni presenti. Particolarmente apprezzato e applaudito l'intervento di un compagno dell'FdCA che ha parlato dell'impegno degli anarchici nella Resistenza e quello, in chiusura, di un compagno trapanese della Federazione Anarchica Siciliana che ha ricordato l'importanza di resistere e lottare contro la repressione, contro le ingiustizie, contro il moderno fascismo che avanza.

venerdì 12 marzo 2010

CON I LAVORATORI, CONTRO L’ARROGANZA DI STATO E PADRONI

Che la partita non fosse finita, appariva e appare chiaro a tutti: questo governo di Centrodestra deve completare l’opera iniziata dal Centrosinistra e così di seguito, come in una sequenza periodica. La classe dirigente del paese vuole distruggere quello che resta dello stato sociale, precarizzando il lavoro, vanificando gli strumenti di tutele dei lavoratori rendendoli innocui, rispettando così il patto servile di mutuo sostegno dei governi dello stato al potere economico del capitalismo italiano. Ma per fare questo bisogna governare, per attribuirsi il maggior merito possibile, per trarre maggior profitto e non lasciare ai successori nessuna possibilità. Ecco quindi le “grandi manovre” con cui il potere esecutivo dello stato interpreta a suo modo quanto stabilito da un altro potere dello stato, il potere giuridico. Mentre il Centrodestra ricorre all’interpretazione della legge, il Centrosinistra agita le piazze.

Noi anarchici siamo del tutto indifferenti alla pantomima elettorale e agli scontri di potere della classe dirigente. Ben più urgenti sono le cause e le aspirazioni della nostra lotta: noi vogliamo abbattere lo stato e distruggere il capitalismo, vogliamo eliminare lo sfruttamento, vogliamo sbarazzarci di tutte le forme di oppressione e di autoritarismo, perché vogliamo l’autogestione e desideriamo costruire una società libera e solidale.

Ma il violento attacco mosso ai diritti attraverso la vanificazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, merita una risposta ferma e decisa che – come anarchici, con la diversità che ci contraddistingue – non possiamo in alcun modo ignorare, dal momento che la nostra analisi e la nostra azione di lotta al fianco dei lavoratori non possono non essere contestualizzate alla fase storica in cui viviamo.

Confindustria e i vari governi portano lucidamente avanti il loro progetto organico di demolizione dei diritti e di precarizzazione del mondo del lavoro.
L'articolo 18 – previsto per tutelare i lavoratori dal licenziamento senza “giusta causa”, tutelando la libertà di espressione e di opinione e di azione sindacale – ora è vanificato dall’approvazione del cosiddetto “Collegato lavoro”.
Il “Collegato lavoro” prevede che nel momento di maggiore debolezza (cioè l’assunzione), il lavoratore venga messo di fronte alla “scelta” di rinunciare all’art. 18 e di fare ricorso a un arbitrato: un chiaro ricatto esercitato sul bisogno di remunerazione.
Anche l’introduzione del cosiddetto “staff leasing”, ovvero il lavoro interinale a carattere continuativo e a tempo indeterminato, cioè la legalizzazione della interposizione (ovvero la "somministrazione") di manodopera, va nella stessa direzione.
In generale, vogliono aumentare la precarietà del lavoro attraverso una azione a tenaglia: da una parte si limitano o si eliminano i diritti acquisiti, mentre dall’altra si rende sempre più facile alle aziende servirsi di lavoratori senza tutela, liberandosi dai vincoli contrattuali e normativi.
Per quanto riguarda l’istruzione, la riduzione a 15 anni della scuola dell’obbligo rappresenta una mortificazione del sapere, perché si vogliono creare due livelli di istruzione: quello pubblico – sempre più precarizzato, e quello privato – favorito e incentivato.

La battaglia sull'articolo 18 rischia di rimanere una mera battaglia di principio se da questa non si parte per rimettere in discussione le politiche di attacco ai salari, ai diritti, alle condizioni di vita di milioni di lavoratrici e di lavoratori, dei giovani, degli anziani, degli immigrati.

Occorre costruire dal basso un movimento contro la precarietà in tutti i settori lavorativi, che si ponga come soggetto conflittuale che, senza limitarsi alla pur necessaria difesa dei posti di lavoro e delle tutele sociali legate ai diritti fondamentali, sappia sconfiggere la solitudine dei lavoratori espulsi dai posti di lavoro, per ricucire gli interessi collettivi e rilanciare – attraverso l’autorganizzazione – una lotta intransigente contro il capitalismo e la sua macelleria sociale.

Coordinamento Anarchico Palermitano

12 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

VOLANTINO ANTIRAZZISTA

SE NON HAI I DOCUMENTI TI TRATTANO COME UN CRIMINALE

IL TUO SALARIO VALE SEMPRE MENO DI QUELLO DI UN ITALIANO

TI SFRUTTANO O NON TI FANNO LAVORARE

LE LEGGI ITALIANE TI DISCRIMINANO PERCHÉ SEI UN MIGRANTE

TUTTO QUESTO SUCCEDE
PERCHÉ LO VOGLIONO I PADRONI!

TUTTO QUESTO SUCCEDE
PERCHÉ C’È LO STATO!


LORO LA CHIAMANO LEGALITÀ, LORO LA CHIAMANO SICUREZZA:
IN REALTÀ, TUTTO QUESTO SI CHIAMA INGIUSTIZIA!
TUTTO QUESTO VUOL DIRE RAZZISMO!

STATO E PADRONI COLPISCONO GLI IMMIGRATI
PER COLPIRE TUTTA LA SOCIETÀ!

LA LIBERTÀ NON HA CONFINI, NON HA BARRIERE!

I DIRITTI DI UNO SONO I DIRITTI DI TUTTI,
LA LIBERTÀ DI UNO È LA LIBERTÀ DI TUTTI!

ORGANIZZATI E LOTTA INSIEME AGLI ALTRI PER LA LIBERTÀ!

NON CREDERE AI PARTITI, NON CREDERE ALLE PROMESSE DEI POLITICI:
LA LIBERTÀ È SOLO NELLE TUE MANI!

GLI ESSERI UMANI SONO TUTTI UGUALI!

I LAVORATORI SONO TUTTI UGUALI!

CONTRO IL RAZZISMO, AZIONE DIRETTA!
INTERNAZIONALISMO, RIVOLUZIONE!



Coordinamento Anarchico Palermitano