lunedì 26 aprile 2010

25 aprile - Ora e sempre resistenza!


Tratto da: Umanità Nova
http://www.umanitanova.org/node/18702

Due giorni di intenso impegno antifascista per i compagni anarchici siciliani. Sabato 24 aprile il Coordinamento Anarchico Palermitano ha partecipato a un presidio in centro storico organizzato nell'ambito delle iniziative di Antifascisti/e Palermo per ricordare la Resistenza di ieri e rilanciare le lotte del presente contro ogni fascismo e ogni discriminazione.
Domenica 25 aprile, anniversario della Liberazione, si è svolta a Palermo la consueta cerimonia ufficiale al Giardino Inglese alla presenza delle associazioni partigiane, dei cittadini e delle autorità civili e militari. Tra queste, il presidente del Senato Renato Schifani che ha così preferito rinunciare a una discutibile e criticatissima celebrazione alternativa che si sarebbe dovuta tenere al monumento ai caduti. Quando la tromba ha finito di intonare il silenzio, militanti del Coordinamento Anarchico Palermitano - che avevano scelto di sostare fuori dai giardini - hanno intonato "Bella Ciao" in un crescendo che ha coinvolto con sempre più forza e convinzione i rappresentanti dell'ANPI e i cittadini che si trovavano alla cerimonia. E poi ancora "Dai monti di Sarzana" e il grido "Ora e sempre Resistenza!". Notevole l'imbarazzo dei rappresentanti delle istituzioni di fronte a questa spontanea espressione di libertà che ha letteralmente frantumato l'ingessato protocollo che fa di quella commemorazione una grigia e autoritaria cerimonia militare.
Sempre il 25 aprile si è svolta a Trapani una splendida giornata di mobilitazione. Il locale Coordinamento per la Pace ha organizzato e promosso insieme ai Giovani Comunisti una festa popolare all'insegna dei valori della Resistenza e dell'antifascismo. Il giardinetto della Casina delle Palme, nel centro storico trapanese, si è trasformato in una piazza di libertà affollata da centinaia di persone fino a tarda sera grazie alla presenza di numerose associazioni che hanno risposto con i loro banchetti e i loro materiali all'appello dei compagni trapanesi. Notevolissima la presenza anarchica: tre striscioni, tante bandiere nere e rosso-nere e due banchetti di stampa libertaria hanno suscitato l'attenzione del pubblico, soprattutto dei più giovani. Musica dal vivo per tutta la serata e interventi al microfono dei rappresentanti delle associazioni presenti. Particolarmente apprezzato e applaudito l'intervento di un compagno dell'FdCA che ha parlato dell'impegno degli anarchici nella Resistenza e quello, in chiusura, di un compagno trapanese della Federazione Anarchica Siciliana che ha ricordato l'importanza di resistere e lottare contro la repressione, contro le ingiustizie, contro il moderno fascismo che avanza.

venerdì 12 marzo 2010

CON I LAVORATORI, CONTRO L’ARROGANZA DI STATO E PADRONI

Che la partita non fosse finita, appariva e appare chiaro a tutti: questo governo di Centrodestra deve completare l’opera iniziata dal Centrosinistra e così di seguito, come in una sequenza periodica. La classe dirigente del paese vuole distruggere quello che resta dello stato sociale, precarizzando il lavoro, vanificando gli strumenti di tutele dei lavoratori rendendoli innocui, rispettando così il patto servile di mutuo sostegno dei governi dello stato al potere economico del capitalismo italiano. Ma per fare questo bisogna governare, per attribuirsi il maggior merito possibile, per trarre maggior profitto e non lasciare ai successori nessuna possibilità. Ecco quindi le “grandi manovre” con cui il potere esecutivo dello stato interpreta a suo modo quanto stabilito da un altro potere dello stato, il potere giuridico. Mentre il Centrodestra ricorre all’interpretazione della legge, il Centrosinistra agita le piazze.

Noi anarchici siamo del tutto indifferenti alla pantomima elettorale e agli scontri di potere della classe dirigente. Ben più urgenti sono le cause e le aspirazioni della nostra lotta: noi vogliamo abbattere lo stato e distruggere il capitalismo, vogliamo eliminare lo sfruttamento, vogliamo sbarazzarci di tutte le forme di oppressione e di autoritarismo, perché vogliamo l’autogestione e desideriamo costruire una società libera e solidale.

Ma il violento attacco mosso ai diritti attraverso la vanificazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, merita una risposta ferma e decisa che – come anarchici, con la diversità che ci contraddistingue – non possiamo in alcun modo ignorare, dal momento che la nostra analisi e la nostra azione di lotta al fianco dei lavoratori non possono non essere contestualizzate alla fase storica in cui viviamo.

Confindustria e i vari governi portano lucidamente avanti il loro progetto organico di demolizione dei diritti e di precarizzazione del mondo del lavoro.
L'articolo 18 – previsto per tutelare i lavoratori dal licenziamento senza “giusta causa”, tutelando la libertà di espressione e di opinione e di azione sindacale – ora è vanificato dall’approvazione del cosiddetto “Collegato lavoro”.
Il “Collegato lavoro” prevede che nel momento di maggiore debolezza (cioè l’assunzione), il lavoratore venga messo di fronte alla “scelta” di rinunciare all’art. 18 e di fare ricorso a un arbitrato: un chiaro ricatto esercitato sul bisogno di remunerazione.
Anche l’introduzione del cosiddetto “staff leasing”, ovvero il lavoro interinale a carattere continuativo e a tempo indeterminato, cioè la legalizzazione della interposizione (ovvero la "somministrazione") di manodopera, va nella stessa direzione.
In generale, vogliono aumentare la precarietà del lavoro attraverso una azione a tenaglia: da una parte si limitano o si eliminano i diritti acquisiti, mentre dall’altra si rende sempre più facile alle aziende servirsi di lavoratori senza tutela, liberandosi dai vincoli contrattuali e normativi.
Per quanto riguarda l’istruzione, la riduzione a 15 anni della scuola dell’obbligo rappresenta una mortificazione del sapere, perché si vogliono creare due livelli di istruzione: quello pubblico – sempre più precarizzato, e quello privato – favorito e incentivato.

La battaglia sull'articolo 18 rischia di rimanere una mera battaglia di principio se da questa non si parte per rimettere in discussione le politiche di attacco ai salari, ai diritti, alle condizioni di vita di milioni di lavoratrici e di lavoratori, dei giovani, degli anziani, degli immigrati.

Occorre costruire dal basso un movimento contro la precarietà in tutti i settori lavorativi, che si ponga come soggetto conflittuale che, senza limitarsi alla pur necessaria difesa dei posti di lavoro e delle tutele sociali legate ai diritti fondamentali, sappia sconfiggere la solitudine dei lavoratori espulsi dai posti di lavoro, per ricucire gli interessi collettivi e rilanciare – attraverso l’autorganizzazione – una lotta intransigente contro il capitalismo e la sua macelleria sociale.

Coordinamento Anarchico Palermitano

12 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

VOLANTINO ANTIRAZZISTA

SE NON HAI I DOCUMENTI TI TRATTANO COME UN CRIMINALE

IL TUO SALARIO VALE SEMPRE MENO DI QUELLO DI UN ITALIANO

TI SFRUTTANO O NON TI FANNO LAVORARE

LE LEGGI ITALIANE TI DISCRIMINANO PERCHÉ SEI UN MIGRANTE

TUTTO QUESTO SUCCEDE
PERCHÉ LO VOGLIONO I PADRONI!

TUTTO QUESTO SUCCEDE
PERCHÉ C’È LO STATO!


LORO LA CHIAMANO LEGALITÀ, LORO LA CHIAMANO SICUREZZA:
IN REALTÀ, TUTTO QUESTO SI CHIAMA INGIUSTIZIA!
TUTTO QUESTO VUOL DIRE RAZZISMO!

STATO E PADRONI COLPISCONO GLI IMMIGRATI
PER COLPIRE TUTTA LA SOCIETÀ!

LA LIBERTÀ NON HA CONFINI, NON HA BARRIERE!

I DIRITTI DI UNO SONO I DIRITTI DI TUTTI,
LA LIBERTÀ DI UNO È LA LIBERTÀ DI TUTTI!

ORGANIZZATI E LOTTA INSIEME AGLI ALTRI PER LA LIBERTÀ!

NON CREDERE AI PARTITI, NON CREDERE ALLE PROMESSE DEI POLITICI:
LA LIBERTÀ È SOLO NELLE TUE MANI!

GLI ESSERI UMANI SONO TUTTI UGUALI!

I LAVORATORI SONO TUTTI UGUALI!

CONTRO IL RAZZISMO, AZIONE DIRETTA!
INTERNAZIONALISMO, RIVOLUZIONE!



Coordinamento Anarchico Palermitano

domenica 28 febbraio 2010

PALERMO, 27 FEBBRAIO 2010. ORE 11:00. ENNESIMA VIOLENZA POLIZIESCA AI DANNI DI ALCUNI AMBULANTI IMMIGRATI

Il mercatino di piazzale Lennon (ex Giotto) è stato teatro dell´ennesimo blitz della polizia contro gli immigrati.
Appena sopraggiunti, i servi in divisa del questore Marangoni e del prefetto Trevisone hanno aggredito brutalmente gli immigrati che, terrorizzati dal loro impetuoso sopraggiungere, avevano già alzato le mani. Sono stati scaraventati a terra e bestialmente percossi a calci e a pugni. Qualcuno ha battuto violentemente il capo sul selciato. Un poliziotto, dopo avere immobilizzato una delle vittime, gli ha puntato alla testa una pistola. Stando alle dichiarazioni dei presenti gli immigrati avevano tutti il permesso di soggiorno. Gruppi di persone, testimoni attoniti dell´efferata violenza poliziesca, hanno reagito verbalmente e qualcuno ha cercato di scongiurare gli arresti invitando la polizia ad arrestare, piuttosto, il premier e il sindaco. Sembra, dalle notizie raccolte, che pure una giovane donna sui 30 anni sia stata fe rmata in quanto avrebbe solidarizzato con gli immigrati gridando la propria indignazione di persona civile. La stessa donna è stata violentemente spinta all´interno di una volante e condotta in questura insieme agli altri malcapitati. "Fascisti, fascisti!" gridavano le persone consapevoli di uno status quo non più sopportabile. Lo spiegamento di forze è stato impressionante. Diverse volanti della polizia hanno fatto spettacolarmente irruzione al mercatino e una decina di centauri in divisa sono sopraggiunti subito dopo, mentre alcuni elicotteri sorvolavano a bassa quota lo spazio antistante. I servi dello stato hanno capovolto con furia squadristica le bancarelle dei lavoratori immigrati e nell´enfasi razzista hanno pure travolto le bancarelle di alcuni ambulanti palermitani.

Questo accade a Palermo, capoluogo mafioso di uno stato fascistizzato, messo in ginocchio da una lobby politica da basso impero. Questa è la legalit à imposta in uno stato dove è sempre più difficile distinguere il fascismo di strada dallo squadrismo istituzionale. Il 1° Marzo pezzi della "società civile" manifesteranno contro il razzismo all´insegna della "legalità" pur sapendo che quello appena descritto è un esempio della legalità di uno stato sempre più razzista e reazionario, e che è legale pure il decreto-legge che ha introdotto il "pacchetto sicurezza". In questa dittatura italiana, non più tanto mascherata, non c´è spazio per le ragioni di chi ha sempre meno potere sulla propria esistenza. Di fronte a questo scenario, le anarchiche e gli anarchici del Coordinamento Anarchico Palermitano, nel denunciare l´uso sempre più diffuso della violenza di stato, della brutalità poliziesca, nelle piazze, nelle carceri, nei reparti psichiatrici, e nei Centri di Identificazione ed Espulsio ne per gli immigrati (CIE), ribadiscono la necessità che la lotta contro ogni oppressione e contro ogni sfruttamento debbano dispiegarsi, dal basso, nell´azione autorganizzata e autogestita contro lo stato e il capitalismo, sbarazzandosi una volta per tutte di un ceto politico da operetta (il centrosinistra), che in questi anni non ha fatto che rilanciare il trasformismo politico, l´interclassismo, il revisionismo culturale che tanti danni hanno arrecato agli oppressi e ai senza potere. Questa campagna persecutoria negli ultimi 20 anni - in nome di una presunta sicurezza - ha contraddistinto l´azione delle forze politiche sia di centrodestra sia di centrosinistra, che hanno legiferato e governato politiche migratorie fatte di flussi programmati, istituendo veri e propri lager noti come Centri di Permanenza Temporanea trasformati in Centri di Identificazione ed Espulsione. Consapevoli che la lotta per la costruzione di una società libera e s olidale esclude spazi di mediazione tra coerenza e consenso, tra radicalità e rappresentanza, tra libertà e potere, noi anarchici ribadiamo, altresì, che i diritti e gli spazi di libertà non possono essere mendicati al potere ma si strappano e si difendono con la tenacia e la resistenza di un corpo collettivo. Invitiamo tutti i soggetti a cui questa nostra è diretta a scartare le illusioni legalitarie e a mobilitarsi esclusivamente per l´azione diretta popolare.

Il 1° Marzo non avremo niente da dire al prefetto. Noi rifiutiamo un mondo dove le merci viaggiano inconcludenti da un punto all´altro dei continenti senza incontrare frontiere mentre agli esseri umani che tentano di lasciarsi alle spalle guerre, dittature e una insostenibile indigenza, è vietata la libera circolazione e gli è consentita solo un´esistenza vessata dal bisogno, dal perenne ricatto di perdere un permesso di soggiorno sempre pi&ugr ave; difficile da conseguire; un´esistenza rigidamente disciplinata o carcerizzata.

SOLIDARIETÀ AGLI ARRESTATI
LIBERTÀ O LEGALITÀ!

COORDINAMENTO ANARCHICO PALERMITANO

coordanarchicopa@libero.it

domenica 21 febbraio 2010

SOLIDARIETÀ ALLE POPOLAZIONI DELLA VAL SUSA

Esprimiamo il nostro pieno sostegno agli abitanti della Val Susa che da anni si oppongono con coraggio e determinazione al progetto di costruzione della linea per il Treno ad Alta Velocità (TAV) che dovrebbe collegare Torino a Lione.

Pochi giorni fa, la polizia ha caricato violentemente i manifestanti che volevano ostacolare le operazioni di trivellazione per i sondaggi dei terreni su cui dovrebbe sorgere quest’opera inutile e dannosa. Le forze dell’ordine hanno pestato con violenza inaudita, accanendosi contro persone inermi. Un ragazzo, un anarchico torinese, è stato colpito alla testa e per alcune ore non sentiva neanche più le gambe. Adesso sta bene e l’ematoma al cervello si sta riassorbendo.
Una signora di quarant’anni è stata massacrata: le hanno rotto il naso, le hanno spaccato la faccia e l’hanno presa a calci tra le gambe al punto che questa donna ha riportato gravi danni alle ovaie.

Questa è la polizia italiana, questo è lo stato che esercita la sua violenza quando le persone si oppongono alla devastazione e al saccheggio del territorio voluto nell’interesse dei cementificatori, dei capitalisti, dei politicanti.

Denunciamo il vergognoso comportamento dei mezzi di comunicazione che criminalizzano il Movimento No TAV e inventano di sana pianta la ricostruzione dei fatti: le palle di neve che i manifestanti tiravano contro la polizia sono diventate, negli articoli di alcuni giornali, pietre e bastoni.

Accusiamo il Partito Democratico per l’infame solidarietà espressa ai massacratori in divisa. Una solidarietà che accomuna questo partito al Popolo della Libertà nello stesso fronte che sostiene il TAV e gli interessi che ci stanno dietro.

Il Movimento NO TAV è il più forte e incisivo movimento popolare degli ultimi decenni in Italia.
È formato da gente comune, cittadine e cittadini che vogliono poter decidere sulla loro vita e sul destino del territorio in cui abitano. Le popolazioni della Val Susa vogliono solo che le loro montagne – pericolosamente ricche di amianto – non vengano distrutte e perforate per realizzare chilometri di tunnel. Questa gente pretende solo che la Val Susa non diventi un immenso cantiere per i prossimi trent’anni. Sono donne e uomini, anziani e ragazzi che non sanno che farsene di costosissimi treni superveloci concepiti al servizio delle grandi imprese per il trasporto delle merci da un capo all’altro dell’Europa. Gli abitanti della Val Susa desiderano una rete ferroviaria migliore e più sicura, adatta alle reali esigenze dei pendolari e degli studenti, una rete ferroviaria che non distrugga la loro valle e sia al servizio dei cittadini.

Lo stato italiano pensa di poter stroncare questa opposizione popolare con la violenza. Ancora una volta, le forze di polizia si distinguono per comportamenti feroci e vigliacchi nel reprimere le manifestazioni e terrorizzare le persone. Succede sempre più spesso in questa Italia sempre più simile a uno stato fascista in cui non c’è spazio per le ragioni di chi non ha potere.

CONTRO LA REPRESSIONE E LA DEVASTAZIONE DELLO STATO, LIBERTÀ E AUTOGESTIONE!

Coordinamento Anarchico Palermitano

coordanarchicopa@libero.it

venerdì 19 febbraio 2010

Contro la repressione della comunità No TAV, ovvero paura dell'autogestione

Inoltriamo comunicato della Federazione dei Comunisti Anarchici.

***

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: la repressione violenta di ogni forma di dissenso è la cifra con cui confrontarsi.

Una cosa che non tollera lo Stato è l'autodeterminazione e l'autogestione dei lavoratori e delle lavoratrici.

Lo stato è disposto a colpire sempre più duro, con furia bestiale. Non è la prima volta, non sarà l'ultima, nellla speranza di spaventare e far tornare tutti a casa e lasciarli lavorare.

Specialmente quando l'opposizione delle comunità territoriali alle cosiddette "grandi opere dura da anni e mette in discussione gli ingenti affari economici. Quegli affari che sono allo stesso tempo frutto e collante del centenario patto tra Stato e Capitale, questi affari che vengono fatti a spese di tutti e soprattutto a spese delle popolazioni residente, espropriate del diritto di decidere del proprio modello di sviluppo.

È così in Val di Susa, dove lo Stato regala miliardi di euro di soldi pubblici alle imprese private per progettare ed in futuro costruire un'opera inutile e distruttiva.

Si perché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, dopo che fior fiore di tecnici non certamente riconducibili alle "famigerate" frange anarchiche, di cui tanto si riempiono la bocca oggi media e forze dell'ordine, da anni asseriscono che la TAV Torino-Lione è un'opera inutile e dannosa.

Inutile perché l'ingente spesa prevista non viene giustificata dalle reali necessità di trasferimenti umani e di merci in Valle. Inutile perché esiste già una linea ferroviaria che ad oggi è sottoutilizzata.

Inutile perché concentra l'intervento economico dello Stato quando sarebbe meglio distribuirlo sul territorio italiano, ad esempio migliorando le infrastrutture ed i servizi dei milioni di lavoratori e lavoratrici pendolari.

Dannosa perché rende ancora più inumana la vita in una valle dove già sono presenti un'autostrada ed una linea ferroviaria. Dannosa perché la sua realizzazione comporterebbe lo scavo di decine e decine di chilometri di gallerie in rocce contenenti quantitativi non indifferenti di amianto ed uranio (a tal proposito, visto il nuovo corso nucleare dello Stato italiano, ci viene un sospetto: non è che sperano di trovare qualche giacimento uranifero?).

Tutto questo lo spacciano per progresso. Si certo: il progressivo ingrossamento del portafoglio di burocrati ed imprenditori, sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici e fondato sulla rapina delle risorse territoriali.

Per noi il progresso è altra cosa. È anzitutto liberarsi dallo sfruttamento del capitale e dalla autorità delle oligarchie statali, è partecipazione diretta dei lavoratori e delle lavoratrici alla gestione egualitaria e libertaria del proprio collettivo sociale e alla gestione consapevole ed armoniosa dell'ambiente naturale.

È questo il timore più grande per il capitale e per lo Stato e per tutti i loro galoppini: lavoratori e lavoratrici che prendono in mano le loro vite e decidono assieme e pariteticamente della gestione delle risorse del loro territorio, sottraendolo alla rapina capitalista e dei burocrati istituzionali.

È così in Val di Susa dove le comunità locali in questo periodo stanno cercando di opporsi alle trivelle mandate dai faccendieri del blocco pro TAV per studiare la geologia del tracciato e dove lo Stato non rinuncia a spendere enormi risorse in uomini per difenderle.

Non può perdere di fronte alla richiesta di autogestione territoriale dei lavoratori e delle lavoratrici: sarebbe un pericoloso precedente!

E allora via libera alla violenza inumana dei suoi servi sulla dignitosa fermezza della comunità NO TAV.

Noi comunisti anarchici esprimiamo, da una parte la più forte e convinta solidarietà nei confronti della comunità NO TAV, nei confronti di chi è stato preso a calci e manganellato dai solerti servi in divisa, ai compagni e alle compagne impegnati in prima fila da anni a far crescere e radicare la protesta, e dall'altra esprimiamo la convinzione che la strada dell'autodeterminazione e dell'autogestione collettiva vada diffusa in tutti i campi della nostra vita quotidiana, dalla difesa dell'ambiente, alla difesa dei diritti della classe lavoratrice e di tutti i diseredati.

19 febbraio 2010

sabato 13 febbraio 2010

ITALIANI BRAVA GENTE

Da alcuni anni, il 10 febbraio viene ufficialmente celebrato il "giorno del ricordo", in memoria dei profughi italiani che, alla fine della seconda guerra mondiale, furono espulsi dalla Dalmazia, da Fiume e dall'Istria e di tutti coloro che furono uccisi e scaraventati nelle foibe.
E ogni anno i fascisti italiani (quelli al governo e quelli per le strade) mettono in campo tutta la loro propaganda nazionalista fatta di bugie, malafede e cattiva coscienza.

Ma la Storia è una cosa seria, e non deve essere travisata. E, soprattutto, va raccontata dall'inizio.

«Fioi mii, chi ofende Pisin, la pagherà.
In fondo alla Foiba Finir el dovrà
»
[Canzone stampata sui libri di scuola italiani in Istria durante il ventennio fascista]

Dopo la prima guerra mondiale ('15-'18), l'Italia conquista Trieste e l'Istria e inizia una dura italianizzazione: le culture locali vengono perseguitate, viene imposto l'italiano come unica lingua e sono imposti funzionari italiani a dirigere gli uffici pubblici. Con l'avvento del fascismo, l'oppressione da parte dell'Italia si fa più feroce. In Istria e a Fiume le leggi razziali del 1938 dividono ancor più la cittadinanza in due categorie: gli italiani "puri" e gli "inferiori". A ciò si aggiungono le violenze squadriste, le chiusure dei giornali, gli incendi delle sedi associative.

Nel 1941, l'Italia fascista è in guerra al fianco della Germania nazista. Tedeschi, ungheresi e italiani invadono la Jugoslavia. L'Italia occupa la Dalmazia, parte del Montenegro, quasi l'intera Slovenia, e la Croazia (sotto forma di protettorato). Tutti quei territori diventano teatro di stragi, saccheggi e crudeltà. In particolare, le truppe di occupazione italiana ammazzano almeno 250 mila persone. Spedizioni di fascisti italiani e fascisti croati (gli Ustascia) torturano e uccidono centinaia di uomini, donne e bambini. Gli italiani costruiscono campi di concentramento (Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab) in cui rinchiudono quasi 30.000 persone.

Dopo l'8 settembre 1943 l'Italia fascista è allo sbando e i fascisti si danno alla fuga. Dopo decenni di repressione e violenze, gli jugoslavi e i partigiani di Tito si rivolteranno contro i nuovi occupanti nazisti, e attaccheranno chi li aveva massacrati fino a poco tempo prima: camicie nere, gerarchi e collaborazionisti.

La destra italiana ha sempre parlato di 20-30 mila italiani scaraventati nelle foibe, ma si tratta di cifre gonfiate per accattivarsi consensi facendo leva sulla pietà, usando la retorica e la menzogna storica. Gli studiosi hanno più realisticamente stimato 4-5 mila. Molti, senza dubbio (civili compresi), eliminati in tempi diversi e neanche tutti italiani.

L'esodo degli italiani e le foibe furono il tragico prodotto del fascismo, della guerra e del razzismo di stato. Le foibe erano state usate dagli stessi fascisti italiani durante l'occupazione contro la popolazione slava; poi dai tedeschi, fin dal 1941; poi addirittura dai partigiani, che non volevano lasciare i loro morti o le loro sepolture affinché i nazisti non capissero i loro movimenti.

Le vittime civili meritano sempre massimo rispetto, perché testimoniano la natura assassina di tutte le guerre e di tutti gli stati. Ma tutto questo non può e non deve giustificare il revisionismo e la retorica con cui oggi i fascisti cercano di autoassolversi dai loro crimini equiparando chi morì per la libertà con chi morì per la dittatura.

CONTRO I FASCISTI E LE LORO MENZOGNE
CONTRO OGNI AUTORITARISMO
VIVA LA RESISTENZA, L'INTERNAZIONALISMO E LA LIBERTÀ!

Coordinamento Anarchico Palermitano