venerdì 12 marzo 2010

CON I LAVORATORI, CONTRO L’ARROGANZA DI STATO E PADRONI

Che la partita non fosse finita, appariva e appare chiaro a tutti: questo governo di Centrodestra deve completare l’opera iniziata dal Centrosinistra e così di seguito, come in una sequenza periodica. La classe dirigente del paese vuole distruggere quello che resta dello stato sociale, precarizzando il lavoro, vanificando gli strumenti di tutele dei lavoratori rendendoli innocui, rispettando così il patto servile di mutuo sostegno dei governi dello stato al potere economico del capitalismo italiano. Ma per fare questo bisogna governare, per attribuirsi il maggior merito possibile, per trarre maggior profitto e non lasciare ai successori nessuna possibilità. Ecco quindi le “grandi manovre” con cui il potere esecutivo dello stato interpreta a suo modo quanto stabilito da un altro potere dello stato, il potere giuridico. Mentre il Centrodestra ricorre all’interpretazione della legge, il Centrosinistra agita le piazze.

Noi anarchici siamo del tutto indifferenti alla pantomima elettorale e agli scontri di potere della classe dirigente. Ben più urgenti sono le cause e le aspirazioni della nostra lotta: noi vogliamo abbattere lo stato e distruggere il capitalismo, vogliamo eliminare lo sfruttamento, vogliamo sbarazzarci di tutte le forme di oppressione e di autoritarismo, perché vogliamo l’autogestione e desideriamo costruire una società libera e solidale.

Ma il violento attacco mosso ai diritti attraverso la vanificazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, merita una risposta ferma e decisa che – come anarchici, con la diversità che ci contraddistingue – non possiamo in alcun modo ignorare, dal momento che la nostra analisi e la nostra azione di lotta al fianco dei lavoratori non possono non essere contestualizzate alla fase storica in cui viviamo.

Confindustria e i vari governi portano lucidamente avanti il loro progetto organico di demolizione dei diritti e di precarizzazione del mondo del lavoro.
L'articolo 18 – previsto per tutelare i lavoratori dal licenziamento senza “giusta causa”, tutelando la libertà di espressione e di opinione e di azione sindacale – ora è vanificato dall’approvazione del cosiddetto “Collegato lavoro”.
Il “Collegato lavoro” prevede che nel momento di maggiore debolezza (cioè l’assunzione), il lavoratore venga messo di fronte alla “scelta” di rinunciare all’art. 18 e di fare ricorso a un arbitrato: un chiaro ricatto esercitato sul bisogno di remunerazione.
Anche l’introduzione del cosiddetto “staff leasing”, ovvero il lavoro interinale a carattere continuativo e a tempo indeterminato, cioè la legalizzazione della interposizione (ovvero la "somministrazione") di manodopera, va nella stessa direzione.
In generale, vogliono aumentare la precarietà del lavoro attraverso una azione a tenaglia: da una parte si limitano o si eliminano i diritti acquisiti, mentre dall’altra si rende sempre più facile alle aziende servirsi di lavoratori senza tutela, liberandosi dai vincoli contrattuali e normativi.
Per quanto riguarda l’istruzione, la riduzione a 15 anni della scuola dell’obbligo rappresenta una mortificazione del sapere, perché si vogliono creare due livelli di istruzione: quello pubblico – sempre più precarizzato, e quello privato – favorito e incentivato.

La battaglia sull'articolo 18 rischia di rimanere una mera battaglia di principio se da questa non si parte per rimettere in discussione le politiche di attacco ai salari, ai diritti, alle condizioni di vita di milioni di lavoratrici e di lavoratori, dei giovani, degli anziani, degli immigrati.

Occorre costruire dal basso un movimento contro la precarietà in tutti i settori lavorativi, che si ponga come soggetto conflittuale che, senza limitarsi alla pur necessaria difesa dei posti di lavoro e delle tutele sociali legate ai diritti fondamentali, sappia sconfiggere la solitudine dei lavoratori espulsi dai posti di lavoro, per ricucire gli interessi collettivi e rilanciare – attraverso l’autorganizzazione – una lotta intransigente contro il capitalismo e la sua macelleria sociale.

Coordinamento Anarchico Palermitano

12 marzo 2010

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